Sembrava risalire “solo” a ieri la pazzesca goleada rifilata all’Estonia grazie ad un Massari versione Super Sayan. Solo ieri si festeggiava per una incredibile qualificazione strappata con audacia e, perché no, fortuna: ma si sa, la fortuna aiuta gli audaci, e se non ha dimostrato di esserlo il nostro mister Laurentius..
“dai.. siamo ancora lì in gioco, a rompere le scatole alle grandi!”
Questo è sicuramente il pensiero di tutta l’Italia, hattrickianamente l’outsider sbarazzina del mondiale. Avanti con l’allegria dei brasiliani e con l’umiltà dei lavoratori, noi ci si diverte così!
Quindi bando alle ciance, si torna in campo e adesso, forse, non si scherza più. Anzi, si scherza addirittura più di prima. Chi avrebbe scommesso un centesimo bucato sulla qualificazione dell’Italia? Nessuno, eppure.. chissà che anche questa volta.. no, non esiste. Non può essere.
Lecito quindi affrontare il Chile, una squadra di mostri, col piglio di chi vuole dare una legnata in faccia ad una grande. Con l’irriverenza del novello che vuole gridare, che vuole far sentire a tutti che esiste. Con l’insolenza di un monello che, dopo il primo scherzaccio, ne vuole fare molti altri ancora.
Questo è il clima di Italia – Chile. Zitti zitti ci prepariamo a quella che sulla carta potrebbe essere una disfatta, ma con la sensazione che magari disfatta non sarà. Con la sensazione che magari anche stavolta “io speriamo che me la cavo”.
Inutile perdersi a snocciolare le caratteristiche dell’avversario, nettamente superiore su tutti i fronti, anche grazie ad un Pollificio di estrema qualità. Ma l’Italia è ghiotta di polli, ed i due precedenti in questo senso ci sono favorevoli. Ma non si vive di soli ricordi.
Scendiamo in campo con un accattivante 3-4-3, con Tomaselli posizionato come difensore offensivo e con Morello e Arosio a coprirgli le spalle. A centrocampo Maggioni, Biondo e Lipari supportati dall’ala verso il centro Monaco. In attacco il trio delle meraviglie: Massari, Matsas, Caldara. Niente fascia quindi, si punta all’attacco al centro supportato da un centrocampo indiavolato dal Mots.
Il Chile si schiera con un 4-4-2 così rimodellato: Basabilvaso terzino offensivo, con Rufo, Davanzo e Sabater a completare il reparto difensivo. Del Fierro e Palma ali offensive, che vanno a pompare l’attacco laterale grazie anche ai due attaccanti posizionati verso l’ala. I due centrocampisti, uno di copertura e l’altro offensivo, bastano per imbastire un bel contropiedone. – Fischio d’inizio e bastano 6 minuti a Kostas Matsas per bucare la barricata cilena: controllo pregevole e bordata atomica che rischia di porre fine alla carriera calcistica del portiere cileno Leon. Palla al centro, l’Italia ruba palla e si guadagna un calcio d’angolo: calcia Tomaselli e Caldara ci mette il testone, per quello che dopo soli 9 minuti vale il gol del 2-0! Lo stesso Tomaselli batte una punizione che potrebbe dare sin da subito il 3-0, ma Leon si supera andando a recuperarla ad un pelo dall’incrocio. Il Chile è nervoso, e comincia a far falli di frustrazione: uno di questi frutta il “No More” giallo a Rufo. Si va negli spogliatoi con l’Italia doppiamente in vantaggio!
Il secondo tempo l’Italia si limita a controllare a centrocampo una partita dove, onestamente, i cileni sono apparsi spaesati e frastornati dai fulminei gol dell’Italia. Solo un contropiede potrebbe riaprirla, ma evidentemente per i nostri avversari non è proprio giornata: l’unico contropiede infatti frutta una punizione dal limite, clamorosamente ciccata dallo specialista Caño.
Non sembra vero, L’Italia monella è riuscita a tirare uno scherzo di quelli davvero pesanti anche al Chile. Si facciano avanti, siori, che qui più l’avversario è forte più L’Italia si esalta! Fortuna e spregiudicatezza sono al solito la nostra caratteristica portante. Il loro contropiede, seppur bene orchestrato, non è bastato. Il mister cileno ha preferito le fasce come sbocco del contropiede, ma non gli è andata bene. Lo strapotere a centrocampo e l’offensiva centrale ha quindi pagato: l’Italia si porta momentaneamente in testa al girone, seppur con uno spirito di squadra non proprio adeguato. Ma è giusto così, all’Italia birbona piace giocare brutti scherzi in condizioni proibitive!
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