Asfaltato anche il Kuwait, l’Italia procede senza incertezze verso le partite più difficili…
Alla seconda giornata delle Qualificazioni l’Italia ospita il mite Kuwait, e il risultato al termine della partita è meno roboante del previsto solo perché secondo indiscrezioni mister Manchris ha accettato di tener al guinzaglio le punte in cambio dell’offerta di un pieno perpetuo di benzina al motorino.
Salutiamo il ritorno tra i pali di Pietro Luca Menegazzi, mentre per il resto la formazione è identica a quella che ha colato a picco la Costa d’Avorio: unica differenza l’insulso Iodice che viene relegato nella posizione di terzino. Si spera che dopo le tre partite necessarie a garantirgli una immeritata sopravvivenza il mister si decida a spedirlo in tribuna permettendo quindi di far esperienza a giocatori cui serva veramente.
Intanto il Kuwait, evidentemente impressionato dalla prestazione degli africani nella partita precedente contro gli azzurri, risponde con una nuova versione del 622 laurenziano, che per quanto incredibile risulta ancora più stravagante di quella ivoriana: per motivi ignoti viene schierato un centrocampista, mentre davanti, a causa dell’assenza dell’ala, gioca un attaccante normale. Se non altro la difesa è schierata decentemente, con qualche dubbio forse solo sulla scelta dei terzini, ma gli errori tattici degli ospiti nella disposizione dell’attacco vengono alla luce con il fallimento di tutti e tre i contropiedi di cui hanno usufruito, e dopo una partita vivace anche se con qualche sbavatura da parte degli azzurri il risultato è un 7-0 che avrebbe anche potuto essere più pesante.
L’evento della giornata è piuttosto la clamorosa sconfitta casalinga dell’Irlanda contro l’Ucraina: lo spessore tecnico dei CT avversari viene evidenziato proprio in questa partita, con il mister ucraino che per errore schiera Yakovenko al posto di Yablonskiy trovandosi quindi il portiere in difesa. Due stagioni fa lo fecero le Filippine, e la cosa ci portò fortuna: speriamo sia un evento di buon auspicio…
La considerazione finale potrebbe riguardare dunque il livello di abilità dei CT stranieri. Avevo già avuto modo di verificare durante il mio mandato che mentre in Italia l’elezione del CT assume un carattere quasi sacrale e vengono considerati “non sufficientemente preparati” ottimi e validissimi manager, all’estero (e non solo nelle nazioni più piccole) si elegge veramente il primo che passa, e spesso e volentieri si va a ritrovare sulla panchina più importante qualcuno con lacune tecniche che sarebbero da DAP, per non dire da bestiario. Insomma, connazionali destinati all’insuccesso in Italia, emigrate: grandi soddisfazioni vi attendono altrove, il successo della Jamaica di dark0z possa esserci d’esempio.
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