U20: Che peccato! - feb 11, 14:00 - HomerJay

Eravamo a un passo, ormai anche i più scettici si erano convinti delle potenzialità di questa Italia, tutto fin’ora era andato bene e questa partita nasceva sotto i migliori auspici, ma hattrick si sa, è anche questo, basta una partita e sei fuori.

Che peccato perché avevamo forse la rosa migliore di sempre in Italia.

Che peccato perché tutta la gestione, dal diciassettenne al ventenne pronto per il mondiale, dalla conference alla radio, tutto è stato curato bene e con la giusta allegria.

Che peccato perché le scelte non sono state sempre perfette, ma nel complesso davvero poche si possono criticare e, soprattutto, quelle che criticherei di più ci hanno portato comunque alla vittoria.

Che peccato perché tutto andava bene, anzi meglio, andava tutto perfettamente, fino al minuto 88 della partita con la Romania, precisamente le 21 e 43 del 4 febbraio 2007.
Da quel preciso istante tutto ha cominciato a girare nel verso sbagliato e proprio venerdì, contro l’Inghilterra nella partita decisiva si è raggiunto il culmine, proprio nel momento sbagliato, quasi come se una forza superiore avesse architettato tutto nei dettagli e ora stesse ridendo di noi, aiutandoci prima per poi darci la mazzata quando più era opportuno.

Che peccato perché ora si rischia di perdere tutto ciò che di buono è stato fatto, il morale è basso, ma è questo il momento in cui bisogna ripartire, mollare tutto ora sarebbe l’errore più grosso, qui si va al di là di un mots o di un pic, di un contropiede o un tuttiavanti, di allenatori e infortuni e persino al di là dei risultati.

Avevo scritto un mese fa che i complimenti li avrei fatti non allora, ma quando ce ne sarebbe stato bisogno, quando avrei deciso che era doveroso farli, perché non amo quelli di circostanza, fatti quando si vince o per sportività quando si perde.
Ora, risultati a parte, si può solo dire, citando macao (altro ex ct della U20 italiana) bravo.

La cronaca è impietosa, ma il dovere è di raccontarla.
La partita nasce sotto i migliori auspici, basta un pareggio a qualificare sia Italia che Inghilterra, persino la sconfitta, in caso di pareggio sull’altro campo tra Romania e Norvegia ci qualificherebbe.
Anche gli schieramenti sembrano sorriderci, noi puntiamo su un 352 AOW normal, attaccando da un lato e con molti uomini a centrocampo.
Di fronte gli inglesi ci oppongono la tattica più prevedibile, un 451 pressing che attacca da un lato e difende forte, ma non abbastanza per ostacolare il nostro attacco forte e, soprattutto, giocano PIC.

Eppure passano solo quattro minuti e accade l’irreparabile, l’Inghilterra passa dal lato forte dell’attacco con un affondo di Clint Marwood, è 0 a 1.

L’Italia avrebbe tutte le armi per rispondere, la conferma arriva a fine primo tempo con il dato sul possesso, ben 62%.
Eppure non riusciamo a muoverci, nemmeno una azione viene visualizzata in cronaca.
Solo a dieci minuti dalla fine arriva finalmente una possibilità, grazie a uno Special Event di Parente, ma è solo illusione.

Occhi e orecchie si spostano quindi sull’altra partita, Norvegia-Romania, contropiede contro mots.
E per la verità le cose non sembrano andare male, il primo tempo finisce con un avvincente 2 a 2 che eliminerebbe entrambe e il secondo tempo non presenta nemmeno un evento visualizzato in cronaca.
Questo finché in radio una voce non ancora identificata sussurra una frase che sul momento non ha nessun peso: “al 39° succede qualcosa”.
Puntuale al minuto 84 arriva il terzo contropiede per la Norvegia, quando ormai non ci speravano neanche loro, rassegnati all’eliminazione con le proprie mani.
Ci sarebbero ancora sei minuti per pareggiare e forse anche il ct inglese tifa per noi, consapevole del mezzo furto che sta per compiersi, ma ormai la testa è da un’altra parte, non succede nulla e l’incubo si avvera, siamo fuori, incredibilmente fuori.

Se davvero vogliamo muovere critiche tattiche nella fase cruciale del mondiale si è forse insistito troppo in moduli che attaccano da un solo lato, specialmente quando bisogna vincere per forza può essere rischioso, fermo restando che quello più sicuro era proprio quello con gli inglesi.
Mentre va visto con rammarico il contropiede con la Romania, ma non per la scelta del modulo, perché i presupposti c’erano e altri schieramenti potevano rivelarsi ancora più rischiosi, piuttosto perché alla fine ne è venuta una partita brutta.

Buttare tutto quanto però sarebbe ingiusto, ci vuole la forza di prendere quel che di buono è stato fatto e riproporlo come formula vincente, non è andata bene, pazienza, ci riproveremo quest’estate!


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